New York – Primo giorno tra arte e natura

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Finalmente, il giorno dei giorni!

Sono le 7 del mattino. Suona la sveglia. La prima sveglia del mio primo giorno a New York. Come mai accaduto prima, spengo la sveglia in un nano secondo e scatto giù dal letto insieme a Giusi (dimenticavo, Giusi è il mio boyfriend, compagno d’avventure!). Senza dirci nulla iniziamo a saltare, abbracciandoci, istericamente . Ma che ne so, eravamo su di giri. Tempo un minuto, suono di notifica, è il cellulare di Giusi. Un messaggio di Patrick, sull’app Airbnb, ci chiede di fare silenzio perché è troppo presto. Troppo presto?! Beh, si… in una giornata normale anche per me sarebbe stato troppo presto. Ma siamo a New York, cavolo. Il nostro primo giorno a New York. E poi il fuso ha giocato a nostro favore (ovviamente, situazione temporanea, molto temporanea) e ci siamo svegliati come mai nella nostra vita. Raggianti. Energici. Come se avessimo dormito 24 ore di fila.

La preparazione giornaliera non richiedeva molto tempo. Nella camera non c’era nemmeno uno specchio, per cui l’abbigliamento, gli accostamenti, lo style… erano un optional, ecco.

Avevamo un piano ben preciso per ogni giornata. Un itinerario preciso e dettagliato per ognuno dei 15 giorni della nostra permanenza. Inutile dirvi che non sempre lo abbiamo rispettato. Ignari delle distanze e dell’immensità che caratterizza New York, il nostro itinerario prevedeva giornate troppo piene. Ma… il bello è stato proprio questo. Sapete, sembrerà strano ma, per quanto l’itinerario studiato con cura prima della partenza ci abbia aiutati spesso – e non poco – a non perderci, a non andare nel pallone… le cose più belle, paradossalmente, sono capitate per caso. Quando ci siamo persi. Quando qualcosa nel programma non veniva rispettato. Quando entravo in crisi perché ciò che avevo progettato – con cura maniacale – andava storto. Ecco, quando sembrava che tutto stesse andando storto, tutto stava per andare alla grande. Il panico e le crisi d’ansia erano segni premonitori di qualcosa di strabiliante. Beh, capito l’andazzo, negli ultimi giorni abbiamo deciso di vivere senza piani, senza orologio, senza itinerari vari. Solo cartina alla mano e scarpe comode (comprate, tra l’altro, alla fine del nostro primo giorno, a dir poco traumatico per i nostri piedi).

Ora, aprite Spotify (suvvia, lo abbiamo tutti!). Nella sezione Generi e mood cliccate viaggi, poi scegliete la playlist New York Groove e, prima di proseguire nella lettura… play.

Siamo finalmente in strada. Pronti a prendere la metro, a due passi da casa.

Cortelyou Road è tranquilla. C’è una scuola difronte casa nostra, elementare probabilmente. E una biblioteca. Ma cosa ancor più importante, la più importante di tutte, il destino che si manifesta… è il Dunkin’ Donuts sotto casa. Non so se mi spiego. Il mio primo giorno a New York inizia nel migliore dei modi. Come lo desideravo, come l’ho sempre sognato. Con un caffè americano maxi e un bagel al formaggio. Per chi non lo sapesse (ma chi osa non saperlo?!), Dunkin’ Donuts è una catena statunitense, fondata negli anni ’50, di venditori di caffè e ciambelle. Le famose ciambelle donut. Ma quelle ormai sono internazionali. Le trovo anche al bar vicino casa. Era il bagel il mio primo obiettivo americano. Era lui. Sin dai tempi in cui Sandy Cohen lo divideva in due e lo cospargeva di formaggio, ogni mattina a colazione.

Siamo finalmente in metro. Direzione Central Park. Una delle prime, grandi curiosità della Grande Mela. Il cuore di Manhattan. Una giungla nella giungla. Una bizzarria straordinaria.

Giungiamo alla stazione metro Central Park North (110 St), sul lato del parco confinante con l’Harlem, a nord di Manhattan. Ci addentriamo nella foresta. Non vedevamo l’ora. Con la mia Canon al collo, scatto foto a destra e sinistra, all’impazzata. Central Park è magnifico in autunno. I colori caldi mi affascinano terribilmente. Il paesaggio che si palesa ai nostri occhi è a tratti surreale. Un quadro dipinto senza neanche una sbavatura. Una cartolina così bella. Quei colori autunnali trasmettono una quiete assoluta. Più camminiamo, più ci allontaniamo dal caos, dal frastuono. Ci sono lunghi tratti in cui a Central Park regna il silenzio assoluto. Solo il rumore dei nostri passi e delle foglie che calpestiamo. Quelle foglie multicolor che cospargono il pavimento, i laghetti qua e là, gli alberi mastodontici, la gente che passeggia felice. E noi, dentro un sogno.

Central Park

Passeggiamo quasi del tutto in silenzio, contemplando ciò che ci circonda. Alle volte le nostre labbra si schiudono… sì, rimaniamo a bocca aperta. Non ce lo ripetiamo di continuo ma… Cavolo, siamo a New York!

Ci concediamo qualche minuto ad ammirare il Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir, lo specchio d’acqua più grande di Central Park. La gente passeggia, fa jogging… e noi ci fermiamo a guardare il panorama. Prima di procedere, leggiamo qualche nozione storica, abbiamo la nostra compagna di fiducia, che per l’intera permanenza abbiamo portato sempre con noi, la guida Lonely Planet.

Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir – Central Park

Superato il JKO Reservoir, abbandoniamo il polmone verde per dirigerci verso una delle principali mete della città. Sto parlando del Metropolitan Museum of Art (Met), uno dei più grandi e visitati musei del mondo, il più grande museo d’arte degli Stati Uniti, con oltre due milioni di opere che spaziano dall’arte antica a quella contemporanea.

Metropolitan Museum of Art (Met)

Ai piedi della famosa scalinata del Met, il primo spettacolo tipicamente newyorkese cattura inevitabilmente la nostra attenzione. Un gruppo di buskers che, a quanto pare, lì sono di casa. Una delle più grandi bellezze di New York: l’arte offerta a tutti, gratuitamente. Un palcoscenico a cielo aperto.

Dopo qualche minuto di spettacolo, entriamo nel museo. Nonostante sia previsto un ticket d’ingresso di $25 (per adulti), gli avventori sono liberi di entrare con una qualsiasi offerta, a loro discrezione. Sì, avete capito bene! Qualsiasi genere di offerta, anche un solo dollaro! E l’audioguida non si paga! Lasci un tuo documento, ed è tua, per tutto il tempo che vuoi.

A New York quasi tutti i musei funzionano così. Puoi dare una tua offerta spontanea, oppure, in altri casi, c’è una determinata fascia oraria, uno/due giorni a settimana, in cui l’ingresso è gratuito. Ovviamente questo non vale per le attrazioni turistiche, come ad esempio i rooftop/osservatori, il cui ingresso è a pagamento, talvolta con sconti per studenti, senior e bambini. Ecco, ritorno a dirvi che questa è una delle più grandi bellezze di New York: la cultura è gratis (o quasi!), il turismo, ovviamente, si paga!

Se andate al Met, perdetevi nelle sue meraviglie. Camminate e lasciatevi trasportare in un viaggio storico senza eguali.

Finita la nostra visita al museo, siamo praticamente all’imbrunire. Siamo stanchi, abbiamo camminato a non finire e a pranzo un tramezzino al volo. Abbiamo i piedi distrutti e non potremmo camminare oltre, ma è il nostro primo giorno e non possiamo andare a dormire senza prima fare visita alla tanto celebre Time Square.  Così, ci rimettiamo in viaggio in metro.

Una volta giunti, salendo le scale della metro, pian piano si palesa ai nostri occhi uno spettacolo assurdo! Certo, l’avevo immaginata e vista in tv, nei film tante volte, ma essere lì è tutt’altra storia. Una folla immensa ci assorbe in un attimo. Quasi servono gli occhiali da sole per guardarsi intorno. Ci sembra di essere in un film. In uno dei tanti film visti e rivisti. Le persone, le macchine e i taxi gialli che sfrecciano, il caos. Il Re dei caos. Ci guardiamo negli occhi, quegli occhi che brillano per la miriade di luci e per la gioia.

Time Square

E camminiamo, senza meta, senza direzione. Anzi no, una prima direzione in realtà c’è. La nostra prima meta è, doloranti e quasi zoppi, il primo negozio Skechers che scorgiamo poco più avanti.

Ora ai piedi ci sembra quasi di avere ovatta e cotone. Ora siamo invincibili. Le luci, la Brodway, i teatri, la gente ci aspettano! Ma soprattutto… quella grossa scritta piena di neon e lampadine quasi ci fa imbambolare… sarà la stanchezza, sarà la fame, passo dopo passo l’insegna si avvicina…

Hi guys, how can I help you?
One Crispy McBacon Menu and one Mc Chicken Menu, with Cola

2 pensieri su “New York – Primo giorno tra arte e natura

    1. Hai proprio ragione Chiara! Vale la pena visitarla almeno una volta nella vita! Io francamente mi auguro di ritornarci ancora. A me, una volta non basta!:)

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