Lunedì, finalmente!

Pubblicato il Pubblicato in State of Mind

Pronto per scrivere, finalmente. La scrivania è in ordine, senza polvere… o almeno così sembra. Ho appena fatto la doccia. Non che lo faccia di rado, eh. Però prepararsi per bene per un appuntamento galante con il pc è quantomeno inusuale, va detto. La luce è quella giusta, praticamente assente.

Sembra esser proprio uno di quei lunedì: “da lunedì si studia…”, “da lunedì dieta!”. Sì. Questo venerdì è assolutamente uno di quei lunedì sconosciuti. Anni a prometterli ai miei e a me stesso, anni a prendere per il culo il mio mondo, ad organizzare eventi per il grande annuncio: “Da lunedì…” e poi sbuca dal nulla, senza che abbia provato ad evocarlo.  Come ogni cosa, poi. Dovevo proprio scoprirlo da solo alla soglia dei trenta? Dirmelo a dieci? “Sta zitto, non ci pensare e s’avvera qualsiasi cosa tu finga di non volere”. L’avrei apprezzato anche senza congiuntivo, eh, sono uno che infondo si accontenta.

Bene, però… venti minuti che ci provo, provare ci sto provando. Lo so, mi son già distratto, forse…dicevo: niente polvere… la doccia… ho la sensazione che manchi ancora qualcosa. Non fumo, porca puttana. Socchiudere gli occhi aspirando la sigaretta e fissare con aria dubbiosa lo schermo che colora d’azzurro il volto avrebbe reso tutto perfetto, sicuro. Ma a parte ciò… le 22.22… solitamente… ma sì! Cos’è, che dicevo? “Devo essere ispirato” … o forse “devo attend…” no, no “devo aspettare L’ISPIRAZIONE”, precisamente.

Non avrebbe dovuto essere già qui? Odio aspettare, lo sa bene… e senza non scrivo, ovvio.

No TV, non guardarmi così: se t’accendo è finita, lo sai. Dovrei distrarmi, legger quel libro che…

Driiiiiiiiiiiiiiiiiiin

Ma a chi viene in mente di citofonare a quest’ora? “Sì, chi è?”

“Chi è cosa, hai il videocitofono!”

“Ehm… cos’hai in testa? A quest’ora? Ti apro solo perch…”

“No, scendi tu, ho l’idea del secolo!”

“Un minuto”, guai a contraddirla.  Scarpe, cappotto, i soliti cinque minuti per ritrovare al solito posto le chiavi, prima o poi imparerò. “Spero che l’idea sia davvero straordinaria, ho aspettato più di mezz’ora!”

“Neanche tu ci hi messo un minuto, eh… e poi avresti dovuto dire ‘devo essere ispirato’, non ‘devo attendere l’ispirazione’, suona pure male! Ascolta bene: bicicletta, dieci all’ora per mezz’ora, ti fermi e scrivi delle tue sensazioni. In mezz’ora. Poi ancora, mezz’ora e mezz’ora, per altre due volte. Già calcolato il percorso. Quindici chilometri. All’una e mezza sei a casa col pezzo”.

“Dove sei stata, finora? Ad ispirare qualche poeta ubriacone? Ma che cazzata mi stai proponendo? Quindici chilometri… per andare dove?

“Ecco, sempre pronto a tirarti indietro! Luoghi che conosci bene, ma quante volte li percorri nel cuore della notte, senza un perché? Non è la classica situazione vuota ed insensata che tanto desideri voler vivere?”

Mi vien da nascondere un sorriso da tonto, di quelli che sfoggi quando vuoi che te lo si chieda una seconda volta. Sì, la situazione mi piace. Non ha senso. Saper di dover andare, senza sapere perché andare. E dove, poi. La notte, forse il vento. Qualche auto a ricordarti che sei stato praticamente al buio fino a pochi istanti prima. Tutti i torti non ha, l’Ispirazione.

“Allora, ti decidi? A che pensi?”

“Penso che dovrai tacere tutto il tempo…”

“Su, su, ti aspetto qui…”

Di corsa nel box, a prendere la bicicletta. Non posso tirarmi indietro. Senza polvere, la doccia, lunedì… e questa situazione di merda. Dev’essere l’ingrediente segreto per un piatto unico.

Qualcosa però va storto. Un suono lieve mi interrompe. Batteria scarica.

Bene, però… più di un’ora che ci provo, provare ci sto provando. Lo so, mi son già distratto, forse…dicevo: niente polvere… la doccia… ho la sensazione che manchi ancora qualcosa: il cavo di alimentazione, certo.

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